TESTA.SIVIGLIA

 

45. SIVIGLIA (Spagna) dal 7 al 13 giugno 1993.

Organizzato da: S.E. Mons. Amigo Vallejo, Arcivescovo di Siviglia.

Presidente: Legato Pontificio Cardinale Nicolás de Jesús López Rodriguez.

Segretario generale: Rev. Miguel Oliver Román.

Tema:

Christus lumen gentium. Eucaristia ed evangelizzazione.

 


Nella capitale andalusa, dal 7 al 13 giugno 1993 si è celebrato il 45° Congresso eucaristico internazionale. Intorno all’Eucaristia si sono incontrate delegazioni di quasi cento Paesi del mondo oltre ad un gran numero di uomini di chiesa, cardinali e vescovi. Il Papa ha concluso la celebrazione sivigliana con la statio orbis, «sosta» eucaristica, per annunciare al mondo che «soltanto in Cristo, nel mistero del suo corpo e del suo sangue, sta la vita eterna». Il clima, la cronaca, i personaggi e… Siviglia.

 

    Il 6 giugno 1993, sotto le grandi volte della cattedrale di Siviglia, illuminate a giorno, davanti a 4 mila invitati provenienti da tutto il mondo, ha preso avvio il  45° Congresso eucaristico internazionale. I Congressi  tornano così nella vecchia Europa dopo le «puntate missionarie» di Nairobi e Seoul.

    La cattedrale della capitale andalusa è una autentica meraviglia di pietra che segna il cuore della città, un gioiello iniziato nei primi anni del XV secolo e che doveva diventare, secondo i canonici del  tempo, «tal e tan buena que no hay otra su igual».

    Nella Magna Hispalensis, così fu chiamata la cattedrale nel medioevo, ornata da una magnifica collezione di opere di Murillo e Zurbaran, a lato di quel Retablo Mayor che è una vera e propria parete di legno intagliata e policromata che sembra non finire mai, mons. Amigo Vallejo ha aperto ufficialmente le celebrazioni alla presenza delle delegazioni di un centinaio di Paesi.

    La scelta del tema, «Cristo luce delle genti – Eucaristia e evangelizzazione» ha riproposto l’inquietudine attuale della Chiesa intorno alla realtà urgente della «nuova evangelizzazione», nel cinquecentenario della scoperta del Nuovo Mondo – avviata qui, sulle rive del Guadalquivir – in cui il Vangelo ebbe un ruolo estremamente importante.

    La storia del cristianesimo spagnolo dei secoli passati, rilucente di ori e velluti, è tornata a rinascere in qualche modo con scadenza quotidiana a Siviglia, grande specchio – nell’occasione – dell’universo cattolico.

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Festa di benvenuto per i pellegrini nel patio del palazzo reale di Siviglia.

 

La bottiglia di vino

    A questo proposito, qualcuno ha ricordato l’usanza dei conventi di Siviglia, dove le monache conservavano una bottiglia di vino per la visita del «signor vescovo». Poiché le religiose non ne bevevano, il contenuto della bottiglia invecchiava, e si mostrava, attraverso il cristallo, con i toni del velluto antico diventando, con il passare degli anni, un autentico nettare ricercato dagli intenditori. Ospitando questo Congresso internazionale, Siviglia ha offerto nuovamente a tutto il mondo cristiano, tramite le sue più antiche istituzioni, quel sorso di vino che si riservava al «signor vescovo», un sorso di nettare antico conservato per gli ospiti, per rinfrancarli e sostenerli nella crescita della loro fede.

    La settimana del congresso è stata densa di presenze e di avvenimenti. Nel suo discorso di apertura, in quel vespro domenicale di giugno, mons. Amigo Vallejo ha presentato ai convenuti gli appuntamenti previsti leggendoli quasi in filigrana attraverso la pagina biblica della creazione del mondo. Al termine, le campane di tutte le chiese della città si sono unite a quelle della Giralda, l’antico minareto arabo diventato campanile della Magna Hispalensis, per salutare nella gioia l’avvenimento e coinvolgere tutti i cristiani spagnoli in un cammino di accoglienza e di celebrazione dalle grandi risonanze.

    Per quanti, provenienti da ogni parte del mondo, hanno avuto il privilegio di parteciparvi in prima persona, l’esperienza si è rivelata densa di incontri, celebrazioni, segni, gesti di accoglienza: «lezioni» mattutine presentate da famosi cardinali, tavole rotonde per aree linguistiche nel pomeriggio, incontri pubblici alla sera, eucaristie e momenti di preghiera. A tutto ciò si deve aggiungere un contorno di eventi culturali di alto profilo, possibili solo in un paese dalle grandi tradizioni.

    Nella mattinata di lunedì 7 giugno gli incontri sono iniziati con il cardinale Joachim Meisner che ha illustrato il tema centrale dell’assise: «Eucaristia e Evangelizzazione». «La fede non si trasmette mai con la pubblicità o la propaganda – ha affermato il vescovo di Colonia – ma sempre per contagio. Come chi entra in contatto con materiale radioattivo si carica radioattivamente e trasmette la sua radioattività a quelli che entrano in contatto con lui, così, colui che entra in contatto con il Cristo e con l’Eucaristia, chi si comunica, diventa cristoattivo, e tutti coloro che si incontrano con lui si caricheranno, per mezzo suo, della sua cristoattività».

    Al pomeriggio, sempre all’interno dei diversi spazi della cattedrale, hanno preso avvio le «tavole rotonde» in sei lingue diverse. Quella italiana si è svolta, per tutta la settimana, nella «Sagrestia dei calici», uno stupendo scrigno di pietra in stile rinascimentale, dove si sono radunati alcune decine di convegnisti italiani.

    Queste tavole rotonde nelle diverse lingue nazionali hanno segnato la felice ripresa di una tradizione avviata a Lourdes nel 1981 e poi lasciata cadere; uno sforzo non indifferente per far passare i contenuti del Congresso, in forma semplice, nel popolo di Dio convenuto per l’occasione.

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La processione eucaristica del Congresso percorre le strade e le piazze di Siviglia.

«Mi alma es española»

    Martedì, l’onore di iniziare i lavori è stato offerto al cardinal Martini che ha presentato una apprezzata conferenza intorno al tema «Eucaristia, culmine della evangelizzazione». L’arcivescovo di Milano ha sottolineato che «solo l’educazione liturgica può liberare il potenziale evangelizzatore delle celebrazioni eucaristiche» e che celebrare significa accettare «le implicazioni di quell’evento unico e rivoluzionario della Pasqua immessa nel tempo dell’uomo».

    Mercoledì, l’appuntamento è stato con il cardinal Sin di Manila. Nonostante la sua recente malattia, egli si è rivelato – una volta ancora – grande comunicatore: «Benché il mio aspetto sia moreno (scuro), i miei occhi abbiano il taglio orientale e siano carichi del suo fascino e la mia andatura sia ondeggiante come quella di una palma, mi fé es cristiana y mi alma es española», ha esordito attirandosi l’immediata simpatia dell’uditorio. Nel suo discorrere ha più volte presentato le ferite e le divisioni di questa nostra umanità, poi ha soggiunto: «L’evangelizzazione come annuncio, come dialogo e inculturazione; l’evangelizzazione come comunione al di là di tutti i confini umani; l’evangelizzazione come attesa del grande banchetto messianico della fine dei tempi; l’evangelizzazione così intesa non è forse l’Eucaristia che è insieme chiamata e compimento, promessa e presenza? È questo che sperimentiamo qui, quando alziamo i nostri occhi e vediamo la realizzazione di questa sorprendente benedizione che scende sopra ciascuno e sopra ogni popolo. Così, ognuno di noi ed ogni razza e nazione tra di noi, sente il suo proprio nome risuonare  nella sinfonia dello Spirito che è insieme Chiesa, Eucaristia e promessa del Regno che viene».

    Il 10 giugno, giovedì, si è celebrata a Siviglia la solennità del Corpus Domini. Per l’occasione, le centotrenta confraternite della città hanno lustrato i loro medaglioni mostrando, agli occhi stupiti dei cristiani convenuti dai diversi continenti, lo splendore di una tradizione di cui vanno giustamente fieri. A molti stranieri, forse, il lungo sfilare di confraternite e di paseos (carri con le statue dei diversi santi protettori) che hanno preceduto la grande custodia argentea con l’Eucaristia, è sembrata una manifestazione più folkloristica che squisitamente religiosa e forse, collocata com’era all’interno della Settimana del Congresso, un poco dispersiva. Ma non bisogna dimenticare che questo è il modo con cui Siviglia venera l’Eucaristia.

 

Il Corpus di sempre

    D’altronde mons. Vallejo, l’arcivescovo, aveva già affermato che «i congressi non sono stati celebrati, nella loro storia più che centenaria, secondo un modello unico. Da parte nostra, cercheremo di far risaltare i migliori valori di Siviglia.  Tutto ciò che possiamo fare, è offrire quello che abbiamo; per questo non cambia per nulla neppure la festa del Corpus: si celebrerà tale e quale si celebra in Siviglia da sempre».

    L’attenzione degli ultimi due giorni si è focalizzata sulla visita del Papa che tornava a Siviglia esplicitamente per celebrare la statio orbis conclusiva del Congresso. Bisogna ricordare che, a partire dal Congresso di Monaco del 1960 infatti, grazie anche all’influenza del movimento liturgico, è la Messa e non più la processione di chiusura a diventa il centro di questi incontri internazionali. La statio orbis appare così come il luogo simbolico della Chiesa radunata in una celebrazione eucaristica allargata alle dimensioni del mondo.

    Al Papa, affacciato la sera del suo arrivo al balcone dell’arcivescovado, Siviglia ha mostrato la sua anima più vera. Accolto da balli e sevillanas, atteso per ore dai ragazzi che riempivano la piccola ma incantevole piazza Reina de los Reyes, al grido ritmato: «Que maravilla, el papa esta en Sevilla», il papa ha risposto con allegria: «La maravilla es Sevilla!». In visibilio anche le suore del convento dell’Incarnazione, sul lato apposto della piazza, che sventolavano allegramente drappi gialli e bianchi, aggrappate alle finestre della clausura.

    Domenica mattina, il Congresso ha raggiunto il suo culmine quando Giovanni Paolo II ha celebrato l’Eucaristia nel campo della «feria de abril». Seicentomila persone, sotto un sole impietoso, insieme alla famiglia reale al completo, hanno accolto le parole del papa: «Statio orbis. La Chiesa, nel suo peregrinare, fa oggi la sua sosta a Siviglia per annunciare al mondo che soltanto in Cristo, nel mistero del suo corpo e del suo sangue, sta la vita eterna… il mondo deve fare sosta per un attimo per meditare che tra tante altre strade che conducono alla morte, una sola conduce alla vita. È la strada della vita eterna, Cristo luce dei popoli».

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La processione eucaristica rientra in cattedrale.

Impegno per i poveri

    Al termine della celebrazione poi, nel discorso pronunciato all’Angelus, il papa ha annunciato che il prossimo Congresso eucaristico internazionale si terrà in terra polacca nel 1997, nella città di Wroclaw, in quella parte dell’Europa rinata a libertà dopo una dura prova e nella quale si vuole dare un rinnovato impulso alla azione della Chiesa.

    La sera di quello stesso giorno infine, inaugurando nella cittadina operaia di Dos Hermanas una delle opere sociali realizzate in occasione del 45° Congresso eucaristico internazionale (la Residencia San Rafael, casa per gli anziani), ha lanciato un appello non casuale a governo, lavoratori e imprenditori: «Fate tutto quello che potete per lottare contro la povertà e la disoccupazione, umanizzando i rapporti di lavoro e mettendo sempre  la persona, la sua dignità e i suoi diritti, sopra gli egoismi e gli interessi di gruppo».

    Appello alla solidarietà tanto più urgente nella periferia urbana della capitale andalusa dove vivono non pochi dei manovali e muratori che hanno lavorato alle meraviglie dell’Expo ’92 e che oggi fanno dell’Andalusia la prima regione di Spagna per disoccupazione. Ricordando quei due milioni di Andalusi che vivono sotto il livello minimo di sussistenza, valutato in 25 mila pesetas mensili (meno di 300 mila lire), il pontefice non ha dimenticato di citare il Catechismo della Chiesa cattolica: «L’Eucaristia comporta un impegno a favore dei poveri».

    A distanza di qualche tempo, confrontando la celebrazione di questo Congresso eucaristico internazionale in terra spagnola con gli altri degli anni ’80, si possono enucleare alcune impressioni su questo evento.

    La prima è che il Congresso eucaristico internazionale sia stato in qualche modo «fagocitato» dalla grande Cattedrale della capitale andalusa. Voglio dire che la collocazione lo ha un poco distanziato dalla gente della città, dai cristiani normali, dagli spazi della vita quotidiana. Certamente, c’è stata una presenza internazionale massiccia: 7.500 congressisti accreditati provenienti dai quattro angoli del mondo, duecentocinquanta tra cardinali e vescovi che hanno riempito di colore le strade intorno alla Plaza Reyna de los Reyes, svariate centinaia di sacerdoti che hanno celebrato ogni giorno nelle chiese preparate per la multiformità delle lingue… Ma il Congresso eucaristico è stato in qualche modo «coperto» dall’immenso spazio della Magna Hispalensis con il suo ritmo secolare, assorbito da una religiosità carica di colore e di devozioni ma forse un po’ meno attenta alle ragioni della liturgia e del rinnovamento.

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La statio orbis finale nel "campo de la feria".

 

«Siviglia, che meraviglia!»

    La seconda impressione è che ciò che doveva essere il centro, l’Eucaristia celebrata e compartecipata, è diventata spesso solo una liturgia come tante, dimenticando che da ogni parte del mondo la Chiesa «conveniva» a Siviglia per vivere una grande esperienza di ciò che il sacramento eucaristico propone ed apprendere forme esemplari di celebrazione e di devozione secondo lo spirito del Concilio Vaticano II.

    La terza impressione è quella di una partecipazione sottotono dei cristiani spagnoli a questo Congresso sivigliano, segnalata anche dalla limitatissima presenza dei vescovi della regione andalusa e del paese iberico, giunti in massa solo per l’arrivo del Papa. Qualche volta, gli addetti ai lavori hanno avuto l’impressione di partecipare non a un Congresso internazionale, ma neppure ad uno nazionale.

    Ma al di là di tutto, l’accoglienza di Siviglia è stata superlativa. È stata l’accoglienza che ognuno vorrebbe trovare quando va in un paese straniero, l’accoglienza di una gente da sempre aperta, e con allegria, a culture ed espressioni diverse di vita. L’accoglienza di una città che, nel cuore, non ha saputo mancare a questo appuntamento: un popolo che ha dimenticato per un poco le sue difficoltà di città del sud Europa, la disoccupazione e i problemi economici subito riaffiorati dopo l’ubriacatura dell’Expo del Cinquecentenario, per far festa ai cristiani giunti là da ogni parte del mondo per celebrare l’Eucaristia «globale». «Siviglia, che meraviglia!».

Vittore Boccardi

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Le persone e le parole

 

Mons. Amigo Vallejo (Arcivescovo di Siviglia)

LA VESTE MIGLIORE

Domani si apriranno le porte del nostro incontro universale. Che tutta Siviglia si adorni con la sua veste migliore per questa festa. Una veste che non può essere se non di fede profonda e di carità ardente. Che tutti gli uomini venuti dai Paesi più diversi possano incontrare qui la loro casa e la mensa preparata.

È Cristo che ci ha chiamato, è Cristo che ci alimenta. È Cristo che accende le lampade del nostro amore e del nostro desiderio. È Cristo, luce dei popoli, che vuole celebrare in Siviglia questa Pasqua sempre nuova, nella quale agnello e vittima, sacerdote e offerta sono lo stesso Cristo, il Signore, il figlio del Dio Benedetto, il Salvatore, il figlio di Maria Vergine!

E poiché tutto ciò che egli voleva dare a quanti amava pareva poco, si diede egli stesso.

Proclamiamo, allora, il regno della vita e acclamiamo al trionfo del Signore. Cristo, luce dei popoli. Cristo che ci riunisce, oggi in Siviglia vita e calice di salvezza eterna.

(Discorso di apertura, 6 giugno)

 

Card. Joachim Meisner (Arcivescovo di Colonia)

CONSUMATORI FINALI

Facciamo bene a mangiare il Pane di Vita, perché a questo fine ci è stato dato. Il gesto di ricevere questo pane sarà una testimonianza contro di noi se non è unito al desiderio ardente di condividere la forma e lo stile della vita di Cristo. I cristiani non possono essere «consumatori finali» della Eucaristia senza vivere una esistenza eucaristica che faccia partecipi altri uomini della propria sostanza vitale. Celebrare il banchetto eucaristico significa partecipare allo stile di vita di Cristo che percorse i molteplici sentieri del mondo per annunciare il Vangelo.

Perciò i giovani, che adorano e ricevono il corpo del Signore, non dovrebbero orientare la loro vita soppesando solamente le offerte e senza chiedersi quali siano i compiti da realizzare. Noi centroeuropei - ben curati da medici e medicine - riceveremo davvero il corpo del Signore per nostra salvezza quando esso ci porterà ad utilizzare la nostra ricchezza e il nostro sapere  mettendolo al servizio dei poveri e dei miserabili del mondo.

(7 giugno)

 

Card. Carlo Maria Martini (Arcivescovo di Milano)

L’UOMO CHE CELEBRA

Perché sia ristabilito il giusto e necessario equilibrio tra l’agire e il contemplare, la celebrazione eucaristica deve riscoprire in modo serio e creativo, accanto ai ministeri della parola, del gesto, del canto, ecc…, il ministero del silenzio: silenzio di consapevolezza di stare alla presenza del Signore; silenzio di ascolto  e di meditazione della Parola, silenzio di orazione, mediante il quale la mente dell’orante giunge progressivamente ad accordarsi con la voce che prega.

Il tempo di preparazione degli animi prima della Messa, i luoghi del silenzio liturgico nel rito celebrato, il tempo del ringraziamento personale dopo la Messa, il rilancio di forme di culto eucaristico personali e comunitarie sono solo l’indice di un capitolo di vita liturgica oggi particolarmente bisognoso di cure assidue perché l’uomo che celebra l’Eucaristia sia evangelizzato.

Così l’adorazione e il silenzio contemplativo non sono accessori della celebrazione eucaristica, ma ne alimentano ed esprimono l’anima profonda.

(8 giugno)

 

Card. Jame L. Sin (Arcivescovo di Manila)

I GIOVANI

Mi viene in mente qui la grande immagine dell’ultima cena, quella di Gesù che lava i piedi agli apostoli. Gesù dice loro: Annunciare il vangelo significa dare testimonianza di un amore che dona se stesso fino alla morte. Ricevere l’Eucaristia significa condividere la vocazione del servo. Così la Chiesa è chiamata alla «missione come servizio» per la liberazione dei nostri fratelli.

Allo stesso modo, lo Spirito ridesta i carismi per il servizio nella Chiesa: ci sono quelli per il ministero ordinato che trovano il loro significato nel rappresentare il Cristo buon pastore che dà la vita per le sue pecore.

Oggi però, soprattutto, lo Spirito ridesta una generosità incredibile tra i laici, tra i giovani: persone che ci fanno vergognare per la totalità della loro generosità, la cui dedizione ci toglie il fiato. Se c’è tanta sofferenza e povertà nel nostro mondo, nondimeno l’Eucaristia e lo Spirito rinnovano la chiesa con nuovi discepoli che non hanno paura di seguire il Signore dovunque li conduca.

(9 giugno)

 

P. Anthony MacSweeney (Generale dei Sacramentini)

RENDETE GRAZIE!

Si va a rischio di cadere, oggi, in una nuova forma di moralismo con la nostra lodevole insistenza sopra la necessità di diventare pane spezzato per i nostri fratelli, di diventare «eucaristia», nella misura in cui tutto ciò non nasce da uno straordinario senso della gratuità dell’esistenza.

Gesù diede se stesso, ma prima egli ricevette se stesso. Egli accolse la sua esistenza momento per momento come un dono gratuito ed immeritato. Egli scelse di restituire questo dono rendendo disponibile la sua energia, la sua intelligenza, la sua forza d’amore per i fini di Dio suo Padre, piuttosto che nel perseguire qualsiasi interesse esclusivamente centrato su se stesso.

«Rendere grazie» non è soltanto una formula verbale; significa invece riconoscere nella fede la presenza di Dio al cuore di ogni esperienza; è saper vedere ogni esperienza come un dono che viene da un Dio buono che ci permette di scoprire ciò che è necessario alla crescita della vita e non alla sua diminuzione.

(8 giugno)

 

Giovanni Paolo II

LA STORIA DI UN NOBILE POPOLO

Con questo viaggio apostolico vengo a celebrare, prima di tutto, Gesù Sacramentato che, esprimendo un amore infinito, si dà a noi nell’Eucaristia, mistero della nostra fede e fonte della vita cristiana… Vengo a celebrare con voi questo mistero dell’amore eucaristico per inserirlo più profondamente nella vita e nella storia di questo nobile popolo, assetato di Dio, di valori spirituali, di fratellanza, di solidarietà, di giustizia. Vengo come pellegrino di amore e di speranza, col desiderio di incoraggiare l’impulso evangelizzatore e apostolico della Chiesa in Spagna. Vengo anche a condividere la vostra fede, i vostri affanni, le gioie e le sofferenze.

Il tema del Congresso eucaristico è assai eloquente: «Cristo luce dei popoli». Nessuna cornice migliore di quella della penisola iberica per proclamare al mondo che l’amore di Cristo nell’Eucaristia, memoriale del suo sacrificio redentore, è il faro che illumina la vita e la storia di generazioni, di popoli e continenti. Qui stanno per testimoniarlo quelle schiere di missionari spagnoli che aprirono nuovi orizzonti per la fede cristiana… Con questa visita, in occasione del Congresso eucaristico, desidero  anche rendere omaggio all’opera evangelizzatrice della Spagna nel Nuovo Mondo.

Noi auspichiamo che i frutti del Congresso eucaristico, come soffio dello Spirito, si espandano da Siviglia fino ai confini della terra, poiché l’immolazione di Cristo sulla croce che si rinnova in ogni Eucaristia «fino al suo ritorno», è il sacrificio universale destinato a redimere, salvare e liberare ogni uomo dal potere del peccato e della morte.

(Sabato 12 giugno, dalla Giralda)

 

Nella foto di testa: la statio orbis finale di Siviglia.

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    Il primo Comitato permanente per i Congressi Eucaristici Internazionali è nato in Francia nella primavera del 1881 con la benedizione di Leone XIII. Esso raccoglieva i frutti dell’apostolato di san Pierre-Julien Eymard, «apostolo... Continua


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