MANILA.CAPO

 

33. MANILA (Filippine) dal 3 al 7 febbraio 1937.

Organizzato da: Mons. O'Doherty, arcivescovo di Manila.

Presidente: Legato Pontificio Cardinale Joseph Dougherty, Arcivescovo di Filadelfia, e Mons. Heylen.

Segretari generali: Conte Henry d'Yanville, P. Austin Hannon.

Tema degli studi:

L'apostolato eucaristico nelle missioni.

Un evento “missionario”

    Il Congresso Eucaristico Internazionale tenuto a Manila nel 1937 fu un avvenimento per tutto l’estremo Oriente, un grande, eccezionale evento.  La scelta della capitale delle Filippine fu approvata da Papa Pio XI  che suggerì come tema il rapporto tra l’Eucaristia e le Missioni o, meglio, l’attività missionaria della Chiesa. Come sede del 33° Congresso Eucaristico Internazionale il Santo Padre  approvò la scelta della città di Manila, capitale delle Filippine, a cui i missionari spagnoli portarono la fede cristiana e in cui molti di essi continuano le gloriose tradizioni dei primi apostoli della regione.

    Il desiderio del Papa fu accolto con entusiasmo dagli organizzatori del Congresso che, tanto nelle preghiere dei congressisti quanto nei discorsi dei Padri e dei Vescovi si impegnarono in ogni modo per mettere in luce il carattere missionario della grande Assemblea. Nel Breve apostolico inviato, in data 1 gennaio 1937, al Cardinale D. Dougherty scelto come Legato Pontificio per il Congresso, il Papa affermava che: «Per la propagazione della fede nessun mezzo è più efficace dell’unico sacramento e sacrificio che a ragione è stato chiamato “mistero della fede”».

    La scelta dell’Arcivescovo di Filadelfia come Cardinale Legato fu particolarmente significativa. Egli, infatti nel 1903, a soli 38 anni, mentre ancora insegnava teologia dogmatica nel seminario della sua diocesi, era stato nominato vescovo di Nueva Segovia, nella provincia filippina di Cagayan, primo vescovo non spagnolo di quella regione. In quella sede  egli dovette confrontarsi con lo scisma avviato nel 1902 dal sacerdote Gregorio Aglipay, poi scomunicato. Costui, ufficiale delle milizie rivoluzionarie che avevano lottato contro la sovranità americana, si era posto a capo di un movimento politico-religioso trasformato poi in una chiesa nazionale. Confrontandosi coraggiosamente con questo scisma, il giovane vescovo Dougherty aveva progressivamente ricuperato la fiducia del popolo cristiano, riottenuto le chiese sottratte, ricostruito il seminario e la cattedrale, iniziato una vasta opera di rievangelizzazione. In seguito era stato nominato arcivescovo di Jaro (provincia di Iloilo) prima di ritornare in patria e di giungere alla sede di Filadelfia.

    Ventidue anni dopo aver lasciato l’arcipelago filippino, il Cardinale Dougherty vi ritornava come rappresentante del Papa per presiedere il primo Congresso Eucaristico celebrato in Asia.

Un affresco dell’Oriente cristiano

    L’aspetto missionario del Congresso fu evidenziato fin dal primo momento grazie  ai vescovi e ai prelati che vennero dai Paesi di quel continente che erano considerati, allora, terre di missione. A causa della distanza  e del costo del viaggio, poche e scarne furono le delegazioni europee ed americane. L’Oriente cristiano, al contrario, inviò grandi pellegrinaggi. I Vicari apostolici fecero lunghi viaggi per rispondere alla chiamata del Papa e degli organizzatori

     La congregazione delle Missioni Straniere di Parigi si fece rappresentare da una quarantina dei suoi membri tra i quali 12 vescovi. Gli altri Paesi europei erano ugualmente rappresentati  nella persona dei coraggiosi missionari delle diverse congregazioni. I missionari belgi e olandesi di Scheut, i Verbiti tedeschi, austriaci e lussemburghesi; americani e inglesi delle Congregazioni di Maryknoll e Mill-Hill; italiani del Pime di Milano e molti altri.

    A questo omaggio a Gesù  sacramentato in terra filippina non poteva mancare la Spagna. Più che tutte le altre nazioni europee era giusto che la Spagna avesse in Manila un maggior numero di rappresentanti poiché per prima aveva portato all’arcipelago filippino la luce della vera fede. Purtroppo, a causa delle persecuzioni della guerra civile, poté inviare solo pochi rappresentanti.

    Tuttavia la madre-patria era ben rappresentata dai suoi numerosi missionari: Agostiniani, Lazzaristi, Benedettini, Cappuccini, Domenicani, Francescani e Recolletti, i quali continuavano, in quella terra, l’opera gloriosa iniziata nel XVI secolo da Legazpi e Urdaneta. Dalla Spagna giunse al Comitato locale un telegramma commovente nella sua brevità: «Adesione entusiasta in nome di una Spagna afflitta. Cardinale di Toledo».

    Nelle processioni, nelle assemblee generali e nazionali, la partecipazione dei Paesi orientali dava al Congresso un aspetto particolarmente pittoresco. A lato delle gerarchia filippina (un arcivescovo e sette vescovi), si vedevano vescovi coreani e cinesi, giapponesi e vietnamiti che, per manifestare la oro unione con il Vicario di Cristo, sfilavano levando le loro bandiere insieme con la bandiera pontificia.

    Il Cardinale Legato giunse a Manila con il piroscafo Conte Rosso il primo febbraio. Nell’assenza di autorità ufficiali  sbarcò senza particolari solennità. Assenti  il presidente e il vice presidente, non ci furono salve di artiglieria né truppe per presentare le armi. Fu ricevuto dal prefetto della città che aveva a lato, in grande uniforme, l’ammiraglio  capo di stato maggiore. Costui, benché di confessione protestante, prese come dovere di cortesia internazionale quello di onorare il rappresentante del Papa e distaccò uno dei suoi ufficiali di ordinanza per scortare il Legato Pontificio durante la sua permanenza a Manila.

    L’assenza delle autorità ufficiali  fu ampiamente compensata dalla rispettosa simpatia di una grande folla accorsa per l’occasione. Il Prefetto, in nome del popolo, gli offrì una chiave d’oro: «Ecco la chiave della città; ma sappia vostra Eminenza che nessuna porta rimane chiusa per il rappresentante del Papa; e se fosse necessario usare questa chiave sarebbe per chiudere le porte della città dopo l’entrata di sua Eminenza affinché rimanesse sempre con noi ».

    Poi si organizzò il corteo che, in dieci automobili  aperte e adornate con bandiere pontificie, filippine e americane, lasciò il porto dirigendosi verso la cattedrale. Il conte d’Yanville, segretario generale del Comitato Permanente, che aveva assistito a più di 15 Congressi, dichiarò che in nessun luogo aveva assistito ad un ricevimento del Legato paragonabile a questo. Il corteo infatti passò tra due lunghe file  formate da 60 mila studenti, ragazzi e ragazze di tutti le scuole cattoliche di Manila e da 3 mila cadetti in uniforme di gala.

Le  celebrazioni a Luneta Park

    Le grandi celebrazioni del Congresso si realizzarono al Luneta Park. Luneta è molto più che un parco, molto più della piazza di una metropoli. È una grande spianata erbosa dove si celebrano tutti gli atti importanti della nazioni e le grandi riunioni. Al centro di questa spianata era stato innalzato l’altare monumentale collocato sotto un baldacchino di 25 metri sostenuto da tre colonne bianche che rappresentano i tre principali gruppi di isole dell’arcipelago: Luzon, Visayas e Mindanao.  Disposte a semicerchio intorno all’altare era state installate 10 mila panche capaci di 60 mila congressisti.

    Le solennità si svolsero secondo il programma abituale dei Congressi anteriori. A Luneta si celebrò una Messa per la Comunione generale delle donne. Organizzata dall’Azine Cattolica, si svolse in un perfetto ordine. Cinquecento alunne degli istituti femminili, con abiti tipici delle filippine, furono incaricate del servizio d’ordine per le partecipanti che gremivano ogni spazio. Nel medesimo sito si realizzò la messa dei bambini che  occuparono completamente i posti a sedere.

    In Manila non poteva mancare la veglia degli uomini che costituì, come già nei Congressi precedenti, uno spettacolo emozionante. Si rinnovarono scene straordinarie: fin dal cadere della sera molti sacerdoti, seduti qui e là all’aperto, ascoltavano le confessioni ai piedi dell’altare monumentale mentre gli uomini arrivavano, individualmente o in gruppo, per partecipare alla cerimonia loro riservata. Poco prima della mezzanotte giunsero nel recinto, in massa compatta, cinquemila associati dell’adorazione notturna filippina che fin dalle nove  della notte avevano fatto la loro veglia eucaristica di adorazione in una delle maggiori chiese della città. La benedizione finale fu tracciata su una folla di più di 200 mila persone.

    La processione di chiusura del Congresso  fu grandiosa. Iniziò alle 4 del pomeriggio  con la sfilata dei laici, uomini e donne, sfilata che durò due ore. Poi, quando già calava il crepuscolo,  si mise in marcia la processione liturgica a partire dal Collegio La Salle, distante circa 3 chilometri dalla meta finale. Quando il Santissimo Sacramento giunse  a Luneta nelle mani del Cardinale Legato era già notte. La processione passò tra due file di devoti spettatori affollati ai lati della strada durante tutto il percorso. Essi, ascoltando gli ordini distribuiti dai cadetti e dagli scout, cadevano in ginocchio al passaggio del Sacramento, unendosi ai canti ed alle preghiere trasmessi dal sistema di amplificazione.

    Alle otto della notte, il Cardinale si apprestò a dare alla moltitudine la benedizione eucaristica. In quel momento, ad un segnale convenuto, tutti i presenti accesero la candela che portavano con loro.  Spettacolo meraviglioso: settecento mila, forse  un milione di luci  brillarono e scintillarono davanti all’Eucaristia, simbolo di un’altra luce, quella della fede e dell’amore che incendia le anime.

    Quando il Santissimo Sacramento fu deposto sull’altare, gli altoparlanti trasmisero, in latino, il messaggio di sua Santità Pio XI seguito subito dopo da una  traduzione in inglese e spagnolo data dalla Radio Vaticana.  La moltitudine ascoltòin religioso silenzio prima di inginocchiarsi per ricevere la benedizione apostolica del Vicario di Cristo.

    Il Congresso era così terminato ma i suoi frutti sarebbe durati a lungo. Dopo la commovente cerimonia di chiusura, il Cardinal Legato salì a bordo del Tatsuta Maru per iniziare il viaggio di ritorno. Il popolo filippino lo ringraziò con sparo di mortaretti e con magnifici fuochi d’artificio che illuminarono il cielo e il mare di luci multicolori finché il piroscafo  non prese il largo.

 

Nella foto di testa: il Congresso di Manila fu celebrato al Luneta Park, intorno ad un grande altare il cui baldacchino di innalzava per quasi 40 metri.

CEBU-FLAGN

Profilo

    Il primo Comitato permanente per i Congressi Eucaristici Internazionali è nato in Francia nella primavera del 1881 con la benedizione di Leone XIII. Esso raccoglieva i frutti dell’apostolato di san Pierre-Julien Eymard, «apostolo... Continua


INFORMAZIONI

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