CEBU2015

Il 51° Congresso eucaristico internazionale che si è celebrato a Cebu, nelle Filippine, ha mostrato numeri da record e una fede più forte di mille prove. Una settimana straordinaria che, tra celebrazioni, catechesi, testimonianze, momenti di festa, ha saputo annunciare l’Eucaristia come fonte e culmine della missione della Chiesa.

    Dal 24 al 31 gennaio scorso, si è celebrato a Cebu City, nelle Filippine, il 51° Congresso Eucaristico Internazionale. Cebu City non è una metropoli del primo mondo, ricca di strutture, di spazi pubblici e di consolidate capacità organizzative. È la seconda città delle Filippine dopo Manila, cresciuta sull’isola omonima al centro del Paese, uno spazio relativamente povero perché collocato ai margini del mondo del benessere ma ricco di fede, con un popolo accogliente e generoso. In questa città che è la culla del Cristianesimo in Oriente perché qui Magellano piantò la croce al suo arrivo nel 1521, il Congresso Eucaristico ha trovato un ambiente umano di grande ricchezza, un’ospitalità cordiale e genuina, una partecipazione calorosa.

    Negli ultimi anni, l’Asia si è trasformata in uno dei principali motori della crescita mondiale ma dal punto di vista cristiano essa rimane ancora da evangelizzare perché il Salvatore, nato in Asia, è ancora largamente sconosciuto ai popoli di questo continente. A parte l’eccezione delle Filippine, l’unico Paese a maggioranza cattolica del continente, il cristianesimo asiatico è oggi un «un piccolo resto», composto tuttavia da minoranze vive che incarnano la sfida di vivere e immaginare il cristianesimo in forme storiche diverse da quelle alle quali siamo abituati in Occidente.

    In questo contesto in cui la missione cristiana passa necessariamente attraverso il dialogo con le diverse culture e religioni, a Cebu sono confluiti per l’occasione soprattutto quei cristiani che, per le distanze e i costi proibitivi, sono spesso stati esclusi dai grandi eventi internazionali. Tra i pellegrini e i delegati provenienti da 75 paesi del mondo, al Congresso Eucaristico Internazionale hanno partecipato una decina di cardinali, circa 250 vescovi, migliaia tra sacerdoti, religiosi e religiose, pellegrini da Taiwan (ben 600!), dal Viet-Nam, Laos, Thailandia, Bangladesh, Sri Lanka, Pakistan, Australia e da molti altri paesi europei, americani ed africani.

L'Eucaristia nella Chiesa asiatica

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La messa di Apertura del Congresso di Cebu in Plaza Independencia

 

    Lo svolgimento del 51° Congresso Eucaristico nel cuore geografico dell’Asia è stato l’occasione per manifestare in modo luminoso la vocazione missionaria della Chiesa locale nel continente.

    Papa Francesco vi si è fatto rappresentare da un Legato pontificio, il Cardinale Charles Bo, l’arcivescovo di Yangon nel Myanmar, l’ex Birmania. La scelta di un presule asiatico è una conferma di quanto il Papa guardi a questo continente con un’attenzione particolare.

    Il Cardinale Bo, in puro stile Bergoglio ha fatto tappa soprattutto nei luoghi della sofferenza: il carcere, la casa di riposo, le periferie. Domenica 24 gennaio, ha presieduto la grande messa di apertura del Congresso in Plaza Independencia. Davanti a circa mezzo milione di persone e sotto gli spalti del Forte San Pedro, memoria del primo insediamento spagnolo nel Paese, egli ha lanciato uno slogan non proprio tranquillo: «Dobbiamo dichiarare la terza guerra mondiale vera: quella contro la povertà». Poi, dopo aver definito Papa Francesco «profeta del nuovo millennio» e salutato le Filippine come «una grande nazione, una luce per l’Asia», ha sottolineato come la presenza dei suoi figli in ogni parte del mondo significa evangelizzazione. «Le Filippine – ha continuato – a causa delle calamità che colpiscono il paese, sembrano essere la capitale mondiale dei disastri naturali» e tuttavia i suoi abitanti hanno mostrato una straordinaria capacità di superare le difficoltà. Rivolto infine ai fedeli presenti ha aggiunto che «essere devoti è un bene, ma non è sufficiente perché siamo chiamati anzitutto ad essere discepoli: per un devoto la messa finisce dopo un’ora, ma la messa di un discepolo è infinita, continua per le strade del mondo».

    Durante la settimana del Congresso, i 15 mila pellegrini e delegati registrati, hanno potuto partecipare attivamente alle attività previste in un moderno padiglione costruito per l’occasione accanto al Seminario Maggiore diocesano. Li si sono realizzati alcuni degli atti del Congresso affidati  ai grandi nomi e personaggi della galassia cattolica mondiale come i cardinali filippini Tagle, Vidal, Quevedo e Rosales; Dolan di New York, Onaiyekan di Abuja (Nigeria), Zen di Honk Kong, Erdő di Budapest, Nguyên Văn Nhon di Hanoi, Lacroix di Québec, Kovithavanij di Bangkok, oltre a una scelta rappresentanza di vescovi filippini. Il tema base dell’evento, che riguardava l’Eucaristia come fonte e culmine della missione della Chiesa, è stato articolato quotidianamente attraverso conferenze maggiori, testimonianze coinvolgenti e celebrazioni ben curate. Si è così offerto l’esempio di uno stile di vita eucaristico che si apre al dono di Dio, alla condivisione della vita, alla solidarietà con i piccoli e i poveri, ad una missione capace di annunciare salvezza attraverso le opere della carità. Al di là di tanti interventi importanti, particolarmente commovente è stata la testimonianza di una giovane donna filippina, Georgia Coctas, che dopo aver vissuto per strada raccattando spazzatura, si è riscattata e lavora oggi per offrire ai bambini abbandonati (sono 250 mila  nelle grandi città filippine!) una possibilità di futuro, spazi di promozione umana e di evangelizzazione, oltre al tetto, al cibo e all’istruzione.

Il volto sorridente della Chiesa filippina

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il benvenuto dei Filippini ai pellegrini stranieri giunti a Cebu per il Congresso

 

    La settimana del Congresso è stata segnata poi da una serie di grandi eventi che hanno coinvolto la città intera: l’incontro dei pellegrini dei diversi Paesi con le parrocchie della diocesi, la processione eucaristica, la messa di prima comunione e la statio orbis finale.

    L’incontro dei pellegrini con le parrocchie ha permesso una immersione nella vita delle comunità cristiane locali. Ciascuna parrocchia della città ha accolto un gruppo di pellegrini provenienti da un Paese particolare. Gli italiani, per esempio, sono stati accolti nella parrocchia salesiana della Madonna di Lourdes  da una moltitudine che gremiva la grande chiesa. Vescovi e sacerdoti hanno concelebrato una solenne Eucaristia seguita poi da un banchetto durante il quale si è potuta assaporare l’ospitalità cebuana espressa con gesti di benvenuto, danze, canti, momenti di preghiera ecc. Davvero un bel modo per sentirsi Chiesa!

    Nel pomeriggio di venerdì 29 gennaio si è celebrata l’Eucaristica nella piazza antistante il Capitol Building, il palazzo municipale della città davanti ad una grande folla ammassata di fronte all’altare e nelle vie prospicenti. La solenne processione eucaristica che ha preso avvio al termine della messa, ha percorso le strade principali della città per quasi tre ore. Un fiume impressionante di fedeli (certamente più di un milione!) con le candele accese ha seguito il carro su cui era stato posto il Santissimo Sacramento mentre ai lati della strada si assiepava una cortina ininterrotta di ragazzi, ragazze e giovani. La processione che ha fiancheggiato la basilica del Santo Nino e si è conclusa in Plaza Independencia, accanto alla spiaggia sulla quale, quasi cinquecento anni or sono, il Vangelo raggiunse per la prima volta quelle terre.

    Il giorno successivo, sabato 30, al Cebu Sport Center, si è celebrata la Messa di prima comunione per cinquemila bambini tra i quali cinquecento «bambini di strada» che hanno goduto, in questi anni di preparazione al Congresso, di uno speciale programma di educazione e di evangelizzazione messo in opera dalla diocesi e da varie organizzazioni di volontariato. I bambini che, con i loro genitori, occupavano il terreno del campo centrale, sono stati comunicati da un centinaio di vescovi. È stato un momento di particolare intensità perché la messa è stata presieduta dall’ottantacinquenne Cardinale Vidal che ha ricevuto la sua prima comunione durante il 33° Congresso Eucaristico Internazionale tenutosi a Manila nel 1937. Il clima di festa è poi continuato dopo la cerimonia con l’incredibile spettacolo del Sinalog, la particolarissima danza popolare in cui la statua del Santo Niño viene portata in processione, cullata in un'autentica festa di suoni e di colori.

La "statio orbis" finale

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Prima della celeebrazione finale del Congresso, sfilano le bandiere dei Paesi partecipanti

   

    L’ultimo e conclusivo atto del Congresso, il più significativo, è la stata la grande celebrazione eucaristica conclusiva, la statio orbis, che si è tenuta in una grande spianata nella South Road Properties. Una folla immensa, ha partecipato alla celebrazione presieduta dal Cardinal Legato Charles Maung Bo. Sull’altare ed intorno ad esso hanno trovato posto più di 200 vescovi e centinaia di sacerdoti. Nella sua omelia il porporato birmano, ha ricordato che «le Filippine, la più grande nazione cattolica dell’Asia, sono portatrici di grande speranza» e nonostante le sfide della povertà, della insicurezza sociale e dell’emigrazione, il Paese  «possiede grandi potenzialità per tutto il mondo cattolico». «Filippine – ha esortato - andate e moltiplicate i vostri missionari! Andate e popolate quelle nazioni in cui la cristianità è divenuta minoranza. Andate nei Paesi in cui vi sono più animali domestici che bambini». Il presule si è poi rivolto alle famiglie: «L’Asia e l’Africa lottano per la sopravvivenza delle famiglie… Le nazioni ricche hanno deviato l’attenzione dalla povertà e dall’oppressione, parlando di nuove forme di famiglia e di genitorialità. Più ancora della bomba atomica, del terrorismo, un pericolo mortale si affaccia sull’umanità intera, perché alcune nazioni hanno scelto la via della distruzione della famiglia attraverso le leggi… La famiglia è il nucleo primario della Chiesa ed è il luogo in cui ogni giorno si spezza il pane. Per questo, deve essere protetta, promossa e nutrita». Il Cardinale Bo ha infine ricordato che questo tema, insieme con il rispetto del creato e la giustizia, è al centro anche delle preoccupazioni di Papa Francesco.

    Tra i doni di cui le Filippine sono state favorite, il porporato ha ricordato: «La vostra integrità familiare è forte. Avete il tasso minore di divorzi della regione. Molte nazioni ricche hanno denaro ma non hanno famiglie. E poi avete un gran numero di giovani che sono una benedizione!». Concludendo a sua omelia, il Legato pontificio ha rilanciato “la centralità” dell’Eucaristia che resta la fonte e il culmine della vita cristiana: «Ricordiamoci che la Prima Eucaristia è stata celebrata da un uomo condannato, un uomo senza potere… Ma il potere dell’Eucaristia scorreva da quelle mani vuote. E continua a ispirarci. L’Eucaristia è vera presenza, l’Eucaristia è missione, l’Eucaristia è servizio».

Un invito ad "uscire"

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Al termine della celebrazione eucaristica della "statio orbis"

 

    Prima della benedizione finale è stato trasmesso il videomessaggio di Papa Francesco: Nel richiamare il tema del grande incontro internazionale «Cristo in voi, speranza della gloria», il Pontefice ha osservato che «la presenza di Cristo in mezzo a noi non è soltanto una consolazione, ma anche una promessa e un invito. Un invito a uscire, come missionari, per portare il messaggio della tenerezza del Padre, del suo perdono e della sua misericordia a ogni uomo, donna e bambino». Poi il Papa ha invitato a riflettere su due gesti di Gesù legati alla «dimensione missionaria dell’eucaristia»: la convivialità e la lavanda dei piedi. «Sappiamo quanto fosse importante per Gesù condividere i pasti con i suoi discepoli, ma anche, e specialmente, con i peccatori e gli emarginati». «A ogni eucaristia – è il monito di Francesco - dobbiamo essere ispirati a seguire il suo esempio, andando incontro agli altri». «In Asia, dove la Chiesa è impegnata in un rispettoso dialogo con i seguaci di altre religioni, questa testimonianza profetica molto spesso avviene, come sappiamo, attraverso il dialogo di vita». Per il Papa, «la testimonianza di vite trasformate dall’amore di Dio è per noi il modo migliore di proclamare la promessa del regno di riconciliazione, giustizia e unità per la famiglia umana». La lavanda dei piedi, ha quindi spiegato, è un «segno di umile servizio, dell’amore incondizionato con cui ha dato la sua vita sulla croce per la salvezza del mondo. L’eucaristia è una scuola di servizio umile. Ci insegna a essere pronti a esserci per gli altri. Anche questo è al centro del discepolato missionario».

    Nel videomessaggio non è mancato il riferimento al tifone Yolanda che tre anni or sono «ha portato un’immensa devastazione nelle Filippine, ma ha suscitato un’immensa effusione di solidarietà, generosità e bontà… Le persone – ha proseguito – si sono messe a ricostruire non soltanto le case, ma anche le vite. L’eucaristia ci parla di questa forza che scaturisce dalla croce e che porta continuamente nuova vita. Cambia i cuori. Ci permette di essere premurosi, di proteggere chi è povero e vulnerabile e di essere sensibili al grido dei nostri fratelli e delle nostre sorelle nel bisogno». L’auspicio del Pontefice è stato che il Congresso eucaristico appena conclusosi «possa rafforzarvi nel vostro amore verso Cristo presente nell’eucaristia. Possa rendervi capaci, come discepoli missionari, di portare questa grande esperienza di comunione ecclesiale e impegno missionario alle vostre famiglie, parrocchie e comunità e alle vostre Chiese locali. Possa essere fermento di riconciliazione e di pace per il mondo intero». Infine, Papa Francesco ha annunciato che il prossimo Congresso eucaristico internazionale si svolgerà nel 2020 a Budapest, in Ungheria.

La vitalità del Congresso

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Un'immagine della processione eucaristica che si è tenuta al Congresso di Cebu

 

    Il 51° Congresso Eucaristico Internazionale è certamente stato uno dei più significativi degli ultimi quarant’anni per diversi motivi. Il primo è la vitalità del cattolicesimo filippino che non è davvero solo questione di folklore. A un anno esatto dalla visita di Papa Bergoglio, il volto che le Filippine hanno offerto alla Chiesa cattolica durante la settimana del Congresso che ha visto convergere nell’arcipelago Cardinali, Vescovi, teologi ma anche semplici pellegrini da tutti i continenti è stato il volto di folle immense e di devota partecipazione.

    Quattro anni dopo il Congresso Eucaristico Internazionale svoltosi a Dublino nel 2012 in cui Benedetto XVI, ad una Chiesa scossa dallo scandalo della pedofilia, aveva indicato l’Eucaristia come strada per voltare pagina,  dall’altra parte del mondo è stata la fede sorridente dei cattolici filippini a dominare la ribalta. Fede intrisa della devozione popolare di Cebu: la città dello sbarco di Magellano, quella della veneratissima statua del Santo Niño, Bambin Gesù che accompagna i filippini anche nella loro diaspora di migranti in ogni angolo del mondo. Fede, tuttavia, vera e solida, che innestatasi fin dalla primitiva evangelizzazione sulle culture e religioni tradizionali, offre un esempio di inculturazione che non trova eguali in tutta l’Asia.

    Naturalmente, la fede e la devozione non bastano a cancellare le contraddizioni del Paese. Per questo il Cardinale Luis Antonio Tagle, il giovane e carismatico arcivescovo di Manila, nel suo intervento al Congresso, ha richiamato tutti a non cedere all’individualismo e alla «cultura del selfie». E accanto a lui Orlando Quevedo - il Cardinale di Mindanao nominato da Papa Francesco - ha fatto notare che «sembriamo una nazione di santi», però poi nelle Filippine «c’è ancora una povertà di massa, persone senza casa, bambini di strada, tratta di esseri umani, droga e altre forme di criminalità. Per non parlare della corruzione che sembra attraversare il Paese da cima a fondo». 

    La sfida che il Congresso eucaristico in questi giorni ha rilanciato alla Chiesa filippina è dunque quella di non fermarsi ai riti, alle processioni, alle devozioni, ma di intraprendere la strada «di una vita davvero eucaristica». E da Cebu questa sfida, anche con le parole di Papa Francesco, si allarga ai cristiani del mondo intero.

    Il secondo aspetto che ha offerto al Congresso un valore aggiunto è stata la comunione che la Chiesa locale ha espresso soprattutto attraverso i suoi vescovi. La Conferenza Episcopale Filippina ha scelto di celebrare la sua assemblea plenaria annuale proprio a Cebu nei giorni precedenti il Congresso così da offrire a tutti i vescovi la possibilità di una presenza costante a tutti gli appuntamenti proposti dal grande evento. La Conferenza Episcopale si è dimostrata totalmente solidale ed ha sostenuto la preparazione del Congresso in tutte le sue fasi e con tutti i suoi organismi, impegnandosi anche in prima persona durante la sua celebrazione. E va dato atto che il Comitato locale ha saputo valorizzare con criterio la presenza e l’intervento dei vescovi locali nello svolgimento del Congresso.

    Il merito di questo risultato straordinario è dovuto anche al volontariato. Secondo i numeri forniti dal Comitato organizzatore locale, i volontari che hanno contribuito allo svolgimento e alla buona riuscita del Congresso sono stati circa cinquemila. Tuttavia, la cosa che ha stupito i partecipanti, è stata la straordinaria disponibilità della società civile in tutte le sue articolazioni, delle associazioni, scuole, parrocchie, confraternite, movimenti… a collaborare in qualsiasi modo e del tutto gratuitamente per il Congresso. Il Comitato locale in molti casi si è limitato a incanalare ed organizzare questa forza lavoro straordinaria per vivacità, generosità, competenza, professionalità. Basti pensare agli spettacoli folcloristici che hanno preceduto o seguito le celebrazioni pubbliche del Congresso mostrando l’anima più vera del popolo filippino, al lavoro oscuro  ma essenziale svolto dagli alunni di tante scuole professionali che si sono messi a disposizione per far funzionare la complessa macchina organizzativa, all’impegno ospitale di tante famiglie che hanno accolto i pellegrini poveri, ai continui gesti di gentilezza espressi da tutto il personale coinvolto nell’evento. Davvero tutta la città, tutti i cebuani hanno voluto fare qualcosa per il Congresso, senza badare al tempo, alla fatica o ai costi. Una disponibilità così generosa ha suscitato l’ammirazione stupita dei pellegrini.

    In questo modo il Congresso Eucaristico Internazionale di Cebu si è trasformato non solo in un potente strumento missionario, ma ha suscitato straordinarie energie che hanno positivamente contagiato tutti i partecipanti convincendoli della necessità che in ogni Chiesa locale l’Eucaristia ridiventi fonte e culmine della missione.

Vittore Boccardi

IMM.CEBU

51° CEI DI CEBU, 24-31 GENNAIO 2016


DOCUMENTI CEBU 2016

LOGOCEBU.

Qui sotto si possono scaricare alcuni documenti legati al Congresso Internazionale di Cebu: una breve storia dell'evangelizzazione delle Filippine che ha preso avvio proprio da Cebu nel 1521 e la "Dichiarazione finale" del Congresso che raccoglie in pochi paragrafi l'esperienza vissuta durante il grande evento del gennaio 2016.

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CEBU: LA CULLA DEL CRISTIANESIMO FILIPPINO". La storia dell'evangelizzazione dell'arcipelago filippino è iniziata quasi cinque secoli or sono, nel 1521, quando sulla spiaggia di Cebu giunsero le caravelle di Magellano.

Pulsante

La "DICHIARAZIONE FINALE" del 51° Congresso Eucaristico Internazionale, fa memoria dell'evento di Grazia che si è celebrato a Cebu.  Poiché l’Eucaristia è la fonte e il culmine della missione della Chiesa, il Congresso è stato come uno squillo di tromba che chiama tutti alla testimonianza viva ed efficace del Vangelo.

Profilo

    Il primo Comitato permanente per i Congressi Eucaristici Internazionali è nato in Francia nella primavera del 1881 con la benedizione di Leone XIII. Esso raccoglieva i frutti dell’apostolato di san Pierre-Julien Eymard, «apostolo... Continua


INFORMAZIONI

Palazzo San Calisto

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